Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1909, IV.djvu/227

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LA BOTTEGA DEL CAFFÈ 217

Ridolfo. Ella mi strapazza senza ragione.

Don Marzio. Ho contato in questo punto le ore, e vi dico che sono sedici; e poi guardate il mio orologio: questo non fallisce mai. (gli mostra l’orologio)

Ridolfo. Bene; se il suo orologio non fallisce, osservi: il suo orologio medesimo mostra tredici ore e tre quarti.

Don Marzio. Eh, non può essere. (cava l'occhialetto e guarda)

Ridolfo. Che dice?

Don Marzio. Il mio orologio va male. Sono sedici ore. Le ho sentite io.

Ridolfo. Dove l’ha comprato quell’orologio?

Don Marzio. L’ho fatto venir di Londra.

Ridolfo. L’hanno ingannata.

Don Marzio. Mi hanno ingannato? Perchè?

Ridolfo. Le hanno mandato un orologio cattivo. (ironicamente)

Don Marzio. Come cattivo? È uno dei più perfetti che abbia fatto il Quarè1.

Ridolfo. Se fosse buono, non fallirebbe di due ore.

Don Marzio. Questo va sempre bene, non fallisce mai.

Ridolfo. Ma se fa quattordici ore meno un quarto, e dice che sono sedici2.

Don Marzio. Il mio orologio va bene.

Ridolfo. Dunque saranno or ora quattordici, come dico io.

Don Marzio. Sei un temerario. Il mio orologio va bene, tu dici male, e guarda ch’io non ti dia qualche cosa nel capo. (un giovane porta il caffè)

Ridolfo. È servita del caffè. (con isdegno)3 (Oh che bestiaccia!) (da sè)

Don Marzio. Si è veduto il signor Eugenio?

Ridolfo. Illustrissimo signor no.

Don Marzio. Sarà in casa a carezzare la moglie. Che uomo effeminato! Sempre moglie! Sempre moglie! Non si lascia più

  1. V. la Vedova scaltra, A. II, sc. 2.
  2. Bett., Pap. ecc.: e sono.
  3. Bett., Pap. ecc.: (con i denti stretti).