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LA BOTTEGA DEL CAFFÈ 239

SCENA XIX.
Vittoria e Trappola.

Vittoria. Che uomo indiscreto! Incivile! Trappola, dov’è il vostro padrone?

Trappola. Non lo so; vengo ora a bottega.

Vittoria. Mio marito dunque ha giuocato tutta la notte?

Trappola. Dove l’ho lasciato iersera, l’ho ritrovato questa mattina.

Vittoria. Maledettissimo vizio! E ha perso cento e trenta zecchini?

Trappola. Così dicono.

Vittoria. Indegnissimo giuoco! E ora se ne sta con una forastiera in divertimenti?

Trappola. Signora sì, sarà con lei. L’ho veduto varie volte girarle d’intorno; sarà andato in casa.

Vittoria. Mi dicono che questa forastiera sia arrivata poco fa.

Trappola. No, signora; sarà un mese che la c’è.

Vittoria. Non è una pellegrina?

Trappola. Oibò, pellegrina; ha sbagliato, perchè finisce in ina; è una ballerina.

Vittoria. E sta qui alla locanda?

Trappola. Signora no, sta qui in questa casa. (accennando la casa)

Vittoria. Qui? Se mi ha detto il signor don Marzio ch’egli ritrovasi in quella locanda con una pellegrina!

Trappola. Buono! Anche una1 pellegrina?

Vittoria. Oltre la pellegrina vi è anche la ballerina? Una di qua e una di là?

Trappola. Sì signora; farà per navigar col vento sempre in poppa. Orza e poggia, secondo soffia la tramontana o lo scirocco.

Vittoria. E sempre ha da far questa vita? Un uomo di quella sorta, di spirito, di talento, ha da perdere così miseramente il suo tempo, sacrificare le sue sostanze, rovinar la sua casa? Ed io l’ho da soffrire? Ed io mi ho da lasciar maltrattare senza risentirmi? Eh, voglio esser buona, ma non balorda; non voglio

  1. Bett. e Pap.: la.