Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1909, IV.djvu/262

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252 ATTO SECONDO


e dieci, e undici cento e ventuno. Quattro via undici, quarantaquattro. Quarantaquattro zecchini, meno un ducato. Quarantatre e quattordici lire, moneta veneziana.

Pandolfo. Dica pure quaranta zecchini. I rotti vanno per la senseria.

Eugenio. Anche i tre zecchini vanno ne’ rotti?

Ridolfo. Certo, ma i denari subito.

Eugenio. Via, via, non importa. Ve li dono.

Pandolfo. (Oh che ladro!) (da sè) Faccia ora il conto, signor Eugenio, quanto importano le due pezze di panno, a tredici lire?

Eugenio. Oh, importano molto più.

Pandolfo. Ma col respiro; e non può fare i fatti suoi.

Ridolfo. Faccia il conto.

Eugenio. Ora lo farò colla penna. Cento e venti braccia, a lire tredici al braccio. Tre Mia nulla; due via tre sei; un via tre; un via nulla; un via due; un via uno; somma: nulla; sei; due e tre cinque; uno. Mille cinquecento e sessanta lire.

Ridolfo. Quanti zecchini fanno?

Eugenio. Subito ve lo so dire. (conteggia) Settanta zecchini e venti lire.

Ridolfo. Senza la senseria.

Eugenio. Senza la senseria.

Pandolfo. Ma aspettarli chi sa quanto. Val più una pollastra oggi, che un cappone domani.

Ridolfo. Ella ha avuto da me: prima trenta zecchini, e poi dieci che fan quaranta, e dieci degli orecchini che ho ricuperati, che sono cinquanta. Dunque ha avuto da me a quest’ora dieci zecchini di più di quello che gli dà subito alla mano, un sopra l’altro, questo onoratissimo signor sensale.

Pandolfo (Che tu sia maledetto!) (da sè)

Eugenio. È vero, avete ragione; ma adesso ho necessità di denari.

Ridolfo. Ha necessità di denari? Ecco i denari: questi sono venti zecchini e venti lire, che formano il resto di settanta zecchini e venti lire, prezzo delle cento e venti braccia di panno, a tredici lire il braccio, senza pagare un soldo di senseria; subito