Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1909, IV.djvu/266

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256 ATTO SECONDO

Lisaura. Serva umilissima.

Don Marzio. Sta bene?

Lisaura. Per servirla.

Don Marzio. Quant’è che non ha veduto il conte Leandro?

Lisaura. Un’ora in circa.

Don Marzio. È mio amico il Conte.

Lisaura. Me ne rallegro.

Don Marzio. Che degno galantuomo!

Lisaura. È tutta sua bontà.

Don Marzio. Ehi? È vostro marito?

Lisaura. I fatti miei non li dico sulla finestra.

Don Marzio. Aprite, aprite, che parleremo.

Lisaura. Mi scusi, io non ricevo visite.

Don Marzio. Eh via!

Lisaura. No davvero.

Don Marzio. Verrò per la porta di dietro.

Lisaura. Anche ella si sogna della porta di dietro? Io non apro a nessuno.

Don Marzio. A me non avete a dir così. So benissimo che introducete la gente per di là.

Lisaura. Io sono una donna onorata.

Don Marzio. Volete che vi regali quattro castagne secche? (le cava dalla tasca)

Lisaura. La ringrazio infinitamente.

Don Marzio. Sono buone, sapete. Le fo seccare io ne’ miei beni.

Lisaura. Si vede che ha1 buona mano a seccare.

Don Marzio. Perchè?

Lisaura. Perchè ha seccato anche me.

Don Marzio. Brava! Spiritosa! Se siete così pronta a far le capriole, sarete una brava ballerina.

Lisaura. A lei non deve premere che sia brava o non brava.

Don Marzio. In verità, non me ne importa un fico.

  1. Bett.: lei ha.