Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1909, IV.djvu/391

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IL BUGIARDO 379

Pantalone. Lelio, non vorria che ti me contassi delle altre fandonie.

Lelio. Se dico più una bugia sola, possa morire.

Pantalone. Tasi là, frasconazzo. Donca ste fede le xe bone?

Lelio. Buonissime; mi posso ammogliar domani.

Pantalone. E do mesi e più che ti xe sta a Roma?

Lelio. Questo non si dice a nessuno. Si dà ad intendere che sono venuto a dirittura da Napoli a Venezia. Troveremo due testimoni che l’affermeranno.

Pantalone. Da resto po, no s’ha da dir altre busie.

Lelio. Questa non è bugia, è un facilitare la cosa.

Pantalone. Basta. Parlerò col Dottor e la discorreremo. Vardè sta lettera, che m’ha dà el portalettere.

Lelio. Viene a me?

Pantalone. A vu; gh’ho dà sette soldi. Bisogna che la vegna da Roma.

Lelio. Può essere. Datemela, che la leggerò.

Pantalone. Con vostra bona grazia, la voggio lezer mi. (l’apre bel bello

Lelio. Ma favoritemi... la lettera è mia.

Pantalone. E mi son vostro pare. La posso lezer.

Lelio. Come volete... (Non vorrei nascesse qualche nuovo imbroglio). (da sè

Pantalone. (Legge) Carissimo sposo. Carissimo sposo? (guardando Lelio

Lelio. Quella lettera non viene a me.

Pantalone. Questa xe la mansion. All’Illustriss. sign. sign. e padron colendiss. Il sign. Lelio Bisognosi. Venezia.

Lelio. Vedete che non viene a me.

Pantalone. No, perchè?

Lelio. Noi non siamo illustrissimi.

Pantalone. Eh, al dì d’ancuoa i titoli i xe a bon marcà, e po ti ti te sorbiressi anca dell’altezza. Vardemo chi scrive: Vostra fedelissima sposa. Cleonice Anselmi.

Lelio. Sentite? La lettera non viene a me.

  1. Al giorno d’oggi.