Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1909, IV.djvu/485

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L'ADULATORE 471

Sigismondo. Non occorr’altro.

Pantalone. La prego...

Sigismondo. Sarete servito. Mandate subito il velluto.

Pantalone. Subito. (Per farme servizio, ghe preme sta lettera de raccomandazion). (da sè, parte)

Sigismondo. Manderò a chiamare questo Menico Tarocchi, e se le sue proposizioni saranno avvantaggiose, non l’abbandonerò. Bisogna ascoltar tutti, far del bene a tutti, aumentare, quando si può, il regio patrimonio, ed anche nello stesso tempo i propri onesti profitti.

SCENA V.
Il Paggio e detto.

Paggio. Un’altra persona vuol udienza dal padrone.

Sigismondo. E chi è?

Paggio. La signora donna Aspasia.

Sigismondo. (Viene costei ora a disturbare gli affari miei. Se il padrone la riceve, s’incanta e non mi abbada più). (da sè) Fate una cosa, paggino, ditele che S. E. ha un poco da fare, e che aspetti.

Paggio. Sarà servita.

Sigismondo. Via, andate.

Paggio. Non mi dona nulla?

Sigismondo. Ogni volta vi ho da regalare?

Paggio. Se per l’ambasciata d’un uomo vecchio mi ha dato due carlini1, per l’ambasciata d’una bella giovine mi dovrebbe dare uno zecchino.

Sigismondo. Bravo, paggino, bravo. Siete grazioso, spiritoso. Vi farete, vi farete.

Paggio. A portar ambasciate, e a prender regali, s’impara presto. (parte)

Sigismondo. Prima che passi donna Aspasia, voglio discorrere col padrone, e fargli fare tre o quattro cose che mi premono infini-

  1. Bett.: un testone.