Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1909, IV.djvu/488

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474 ATTO SECONDO

Sancio. Fate voi.

Sigismondo. Mi dà la facolta di procedere e di ordinare?

Sancio. Sì, fate voi...

Sigismondo. Parmi sentir gente, permetta ch’io veda chi è.

Sancio. Sì, fate quel che v’aggrada.

Sigismondo. (Ora è tempo di divertirlo con donna Aspasia, per non dargli campo di pensare sugli ordini dati). (da sè, parte)

Sancio. Che uomo illibato e sincero è questo don Sigismondo! È tutto infervorato per me, e quello ch’io stimo, senza interesse, senza mai domandarmi nulla.

SCENA VII.
Donna Aspasia e detto.

Sancio. Ben venuta la signora donna Aspasia.

Aspasia. Signor don Sancio, sono venuta a ricever le vostre grazie.

Sancio. Chi vi vuol vedere, bisogna pregarvi. Sedete.

Aspasia. E voi non favorite più di venirmi a ritrovare, come facevate una volta. (siedono)

Sancio.1 Oggi siete venuta da me; un’altra volta verrò io da voi.

Aspasia. (Non me ne importa un fico). (da sè)

Sancio. Avete veduta mia moglie?

Aspasia. Le ho fatta far l’ambasciata, e mi ha fatto rispondere che era impedita e che frattanto venissi da voi, che poi sarebbe anch’ella venuta a vederci.

Sancio. Oh! Donna Luigia poi è di buonissimo cuore.

Aspasia. Ella è una donna che sa il viver del mondo.

Sancio. Ditemi, avete avuto lettere da vostro marito?

Aspasia. Sì signore, stamattina ho ricevuta una sua lettera.

Sancio. Che cosa vi scrive?

Aspasia. Per dirvi la verità, mi sono scordata di aprirla.

Sancio. Per quel ch’io sento, vi preme assai di vostro marito.

Aspasia. È militare; oggi qua, domani là. Sono tanto avvezza a star senza di lui, che non mi ricordo nemmeno d’averlo.

  1. Bett., Pap. ecc. premettono: Una volta per uno.