Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1909, IV.djvu/513

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

L'ADULATORE 499

Sigismondo. Ma voi non l’avete voluto, non è egli vero?

Brighella. L’è vero, perchè quando...

Sigismondo. Sente, Eccellenza? Io offerisco a costoro il salario, lo ricusano, non lo vogliono, e poi vengono a dolersi che non l’hanno avuto.

Brighella. Mo no l’ho volesto, perchè...

Sigismondo. Per me non mi occorre altro; mi basta che V. E. abbia rilevata la verità ch’io sono un uomo d’onore, e che costoro, credendo ch’io sia la cagione del loro male1, mi tendono questa sorta d’insidie.

Brighella. Se l’averà la bontà de lassarme parlar...

Sigismondo. Eccellenza, io non devo star a fronte d’uno staffiere: se mi permette, l’ascolti pure, ch’io me n’anderò.

Sancio. Va via, bugiardo. (a Brighella)

Brighella. In sta maniera no se pol saver...

Sancio. Vattene, non replicare.

Brighella. Per carità...

Sancio. Indegno! ti farò morire in una prigione. Calunnie s’inventano contro un uomo di questa sorta?

Brighella. (El cielo, el cielo farà cognosser la verità). (da sè, parte)

SCENA V2.
Don Sancio e Don Sigismondo.

Sigismondo. Dopo che son al mondo, non ho provato un dolore simile a questo. Quando m’intaccano nell’onore, nella sincerità, nella verità, mi sento morire.

Sancio. Sì, don Sigismondo, tutti gli uomini di merito sono invidiati.

Sigismondo. S’io non avessi un padrone di mente e di spirito, come V. E., sarei precipitato. Sappia, Eccellenza, che un certo Menico Tarrocchi desidera la permissione di poter erigere in Gaeta una fabbrica di velluti; e per l’incomodo che avrà V. E.

  1. Bett.: del loro commiato.
  2. Sc. VI nell’ed. Pap. Nell’ed. Bett. è unita alla precedente.