Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1909, IV.djvu/523

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L'ADULATORE 509


dete giusto di farlo, o io stessa anderò alla Corte, mi farò intendere, domanderò al Sovrano quella ragione, quella giustizia, che mi viene negata da un suo ministro, accecato1 da un perfido adulatore.

Sancio. Conte mio, in che imbarazzo mi trovo!

Conte. Questo vostro segretario vi ha circondato con una serie d’iniquità.

Sancio. Voi altri, che siete i direttori delle gabelle, che cosa dite?

Gabelliere. Il nostro decoro vuole che informiamo la Corte non avere noi parte alcuna in questo fatto, e che rispetto a noi, la carcerazione di don Filiberto è una manifesta impostura. Io poi, che so tutta l’istoria di don Sigismondo con donna Elvira, farò sapere la verità.

Sancio. Questa macchina si può rovesciare addosso di me.

Conte. Assolutamente, vi può far perder il credito. Sapete quante volte per un cattivo ministro si sono precipitati degli onestissimi iusdicenti.

Sancio. Dite bene. Conosco anch’io che don Sigismondo è stato un mio traditore. Che mai mi consigliereste di fare?

Conte. Vi consiglierei far scarcerare subito don Filiberto, e mettere in ferri don Sigismondo.

Sancio. Ehi, chiamatemi il bargello.

SCENA XV2.
Il Bargello e detti.

Bargello. Eccomi qui ai comandi di V. E.

Sancio. Scarcerate subito don Filiberto, ed assicuratevi di don Sigismondo.

Bargello. Sarà ubbidita. Perdoni, Eccellenza, se sapesse quante ingiustizie ha fatte fare don Sigismondo!

Sancio. Davvero?

  1. Bett.: affatturato e acciecato.
  2. Sc. XXI nell’ed. Bett. e XXIII nell’ed. Pap.