Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1909, IV.djvu/621

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IL POETA FANATICO 607

SCENA IX.
Camera.
Florindo e Rosaura.

Rosaura. Avete sentito, come chiaramente la signora Beatrice ha parlato? Mio padre non vuole ch’io mi mariti.

Florindo. E pure mi comprometto, che il signor Ottavio non dirà sempre così.

Rosaura. È un uomo che si fissa moltissimo nelle cose sue, e non è facile il fargli mutar risoluzione.

Florindo. Egli si è fissato principalmente nella poesia, e questa Lo farà smuovere da ogni altra minor fissazione.

Rosaura. Appunto per la poesia non vuole ch’io mi stacchi da lui.

Florindo. E voi minacciatelo di non voler più comporre. Fate la lezione ch’io vi ho insegnata, e non dubitate.

Rosaura. Eccolo ch’egli viene.

Florindo. Vi vuol coraggio.

Rosaura. E ho da fingere?

Florindo. Siete donna, siete poetessa, e avete della difficoltà a fingere? Poverina! Credo che appunto finghiate, quando mi dite di non saper fingere.

SCENA X.
Ottavio e detti.

Ottavio. Figliuola mia, cosa si fa di bello? Avete composta qualche canzone, qualche sonetto?

Rosaura. Signor no, non ho composto niente.

Ottavio. Per amor del cielo, non perdete il vostro tempo così inutilmente. Il mondo aspetta da voi gran cose.

Rosaura. Il mondo avrà finito d’aspettarle da me.

Ottavio. Come! Oh cielo! Che cosa mai dite?

Rosaura. Un sogno, o sia visione, di questa notte mi ha empita di spavento, e non posso certamente comporre.