Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1909, IV.djvu/626

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612 ATTO TERZO

SCENA XII.
Beatrice e detti

Beatrice. Signor Tonino, mi rallegro della bella conversazione che sta godendo.

Tonino. Adesso la sarà veramente perfezionada.

Beatrice. Eh, io non sono poetessa; non ho da mettermi in confronto delle virtuose.

Eleonora. (Oh1 maledetta invidia). (da sè)

Tonino. La poesia no xe necessaria per far el merito de una persona.

Eleonora. Signora Beatrice, io sono qui venuta per un’ambasciata del signor Ottavio.

Beatrice. Sì, sì, fra voi altri poeti e poetesse ve l’intendete bene.

Eleonora. Con vostro marito io non ho che fare. Quando avessi a scherzare poeticamente, lo vorrei fare con qualche cosa di meglio.

Beatrice. Sì, sì, fatelo col signor Tonino.

Eleonora. Egli è in casa vostra, tocca a voi.

Tonino. (Oh care, co2 le godo). (da sè)

Beatrice. Io non sono poetessa.

Eleonora. La poesia non è necessaria per fare il merito d’una persona.

Beatrice. Questa proposizione è verissima.

Eleonora. Io non la contradico.

Beatrice. Che ne dite, signor Tonino?

Eleonora. Non l’accordate anche voi?

Tonino. Tutto quel che le comanda elle, patrone.

SCENA XIII.
Ottavio, Rosaura, Florindo e detti.

Ottavio. Evviva gli sposi. Adriatico Pantalonico, Cintia Sirena, ecco uniti, stretti e coniugati nell’amoroso laccio matrimoniale

  1. Bett.: Gran.
  2. Come, quanto.