Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1909, VI.djvu/187

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L'INCOGNITA 177

SCENA XV.

Rosaura ed i suddetti.

Rosaura. Dov’è Colombina?

Colombina. Mi caccia via.

Rosaura. Dov’è mio padre?

Colombina. Qui vostro padre? Altro che padre! Osservate. (le mostra Lelio)

Rosaura. Oimè! Son tradita. (vuol partire)

Lelio. Fermatevi, e voi partite. (a Colombina)

Colombina. Vado, vado.

Lelio. Subito.

Colombina. Sì, vado. (Oh, se mi riuscisse avvisar il signor Pantalone! Se potessi mandar gente a soccorrerla! Ma questi cani non lascieranno passar nessuno). (da sè, parte)

SCENA XVI.

Lelio, Rosaura ed armati.

Lelio. Eccovi per la quarta volta nelle mie mani.

Rosaura. Ah, mi ha tradita Beatrice!

Lelio. Chi? La consorte di Ottavio?

Rosaura. Sì, ella. Col pretesto di farmi trovare il padre, mi ha crudelmente sagrificato.

Lelio. Quando vedrò la signora Beatrice, la ringrazierò di una tal finezza. (Ma Colombina uscita andrà a spargere che è qui meco Rosaura). (da sè) Elà. (si accostano gli armati) Io chiudo la porta, voi restate in quell’altra stanza, e sia chi esser si voglia, nessuno entri. Mio padre sarà al riposo; ma se mai venisse, avvisatemi. Al nuovo giorno anderemo in luogo sicuro. In questa notte non abbiamo a perdere il frutto delle nostre fatiche. Andate, e niuno passi, e se alcuno si introducesse, ammazzatelo, (armati partono, e Lelio chiude la porta)

Rosaura. (Ahi, che il dolore mi opprime! Cielo, assistimi, che io non torni a svenire). (da sè)