Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/182

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
172

Pantaloncino. Mio padre m’ha dito cosse che m’ha fatto terror. No credeva mai che la casa fusse in sto stato. No credeva che i mi desordini fusse arrivai a sto segno. Ho visto le nostre piaghe, e ho visto un povero vecchio, che m’ha dà l’essere, per causa mia in precipizio, ruvinà, desperà; e mi ho da veder coi mi occhi el mio povero pare fallio, despoggià, in preson per causa mia? No gh’ho cuor de soffrirlo. Son desperà, me voggio mazzar; me strangolerò co le mie proprie man. (s’alza furiosamente)

Madamigella. Fermatevi. Aspettate ch’io parta; e fate poi tutto quel che volete.

Pantaloncino. Via; la vaga.

Madamigella. Voglio prima parlare.

Pantaloncino. La parla.

Madamigella. Sedete.

Pantaloncino. Tutto quel che la vol. (siede)

Madamigella. Ascoltatemi.

Pantaloncino. Son qua.

Madamigella. Appressatevi.

Pantaloncino. Le parole le se sente in distanza. La me l’ha dito ela.

Madamigella. Volesse il cielo, che s’imprimessero nel vostro cuore tutte le mie parole.

Pantaloncino. Ala fenìo?

Madamigella. Non ho ancor principiato.

Pantaloncino. Adesso me vien freddo.

Madamigella. Ma caro Pantaloncino... (s’accosta a lui)

Pantaloncino. (Adesso me vien caldo). (da sè)

Madamigella. Questa vostra disperazione è affatto irragionevole. S’ella dipende dai dispiaceri, che conoscete aver dati al vostro povero padre, volete aggiungere alle sue disgrazie la più dolorosa di tutte, col sagrificio di voi medesimo? Se amate il genitore, cercate di consolarlo; se siete pentito d’averlo oltraggiato, fate che il vostro pentimento medichi le sue piaghe, e non le inasprite coi vostri pazzi trasporti. Un reo che si vuol pri-