Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/31

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da pagare, riscuotete il denaro. Ho un piccolo affare, mi spiccio, e vengo subito.

Primo Giovine. (Ho paura che il nostro principale, in vece di venire al Banco, voglia andare a Ferrara), (piano al secondo giovine)

Secondo Giovine. (Eppure è un uomo di garbo; ma suo figlio l’ha rovinato). (piano aU altro giovine)

Terzo Giovine. (Quanti padri per voler troppo bene ai figliuoli rovinano la famiglia!) (partono li tre giovani

SCENA III.

Faccenda e Pancrazio.

Pancrazio. Ora dite quello che volevate dirmi.

Faccenda. Ho sentito, come diceva, quei due giovani parlar sotto voce, e dire che dubitano del pagamento ; che la ragione di vossignoria è in pericolo, e che tengono ordine, non ricevendo il denaro, di protestare (’).

Pancrazio. Ah Faccenda, son rovinato !

Faccenda. Che mi tocca a sentire ! Sento gelarmi (2) il sangue nel- r udir tai parole. Ma come mai, caro signor padrone, come ridursi in questo stato?

Pancrazio. Causa (3) quello sciaurato di Giacinto mio figlio. L’ ho messo in piazza, gli ho fatto credito, gli ho dato denari da trafficare, ha fatto cento spropositi, e per coprir lui, ho dovuto andar io in rovina.

Faccenda. Ma perchè dar a lui il maneggio? Perchè fidarsi tanto di un giovinotto?

Pancrazio. Sperava che vedendosi in mezzo a tanti onorati (4) mer- canti, impegnato in negozi, in traffichi, con lettere, con affari, si assodasse, badasse al serio, e lasciando le male pratiche, si mettesse al punto di fare onor alla casa e a lui medesimo. Mi sono ingaimato, confesso di aver male pensato; ha fatto (\)Pa.l).: di far sequestrare. (2) Pap.: gelarmisi. (3) Pap.: Causa fi’ è ecc. (4) Pap.: onoratissimi.