Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/354

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340 ATTO SECONDO


citamento maggiore. Florindo, se mi amate, fatemi la finezza di depositarle nelle mie mani.

Florindo. Ah Rosaura, voi mi volete indurre ad una cosa, che per molti titoli non mi conviene.

Rosaura. Avete voi intenzione di andar in quel luogo, sì o no?

Florindo. Certamente, vi prometto di no.

Rosaura. Che difficoltà dunque avete a lasciarmi le chiavi?

Florindo. Vi dirò ... queste chiavi ... se passassero in altre mani, potrebbero produrre degli sconcerti.

Rosaura. Vi prometto sull’onor mio, che non esciranno dalle mie mani. Siete ora contento? Mi fareste l’ingiuria di dubitare di me? Vorrei vedere anche questa.

Florindo. Cara Rosaura, dispensatemi.

Rosaura. No certamente. Ecco l’ultima intimazione ch’io faccio al vostro cuore. O fidatemi quelle chiavi, o non pensate più all’ amor mio. Se mi pento, se vi perdono, prego il cielo che mi fulmini, che m’incenerisca.

Florindo. Basta, basta, non più. Tenete: eccole, non mi atterrite di più.

Rosaura. Nelle mie mani saran sicure.

Florindo. Vi prego, non mi rendete ridicolo co’ miei amici.

Rosaura. Non dubitate, son contenta così.

Florindo. Guardate, se veramente vi amo!

Rosaura. Sì, lo credo; compatitemi se ho dubitato.

Florindo. Quando posso sperare di farvi mia?

Rosaura. Quando volete voi; quando vuole mio padre.

Florindo. Volo a dirglielo, se vi contentate.

Rosaura. Sì, ditegli che la tempesta è finita, che torna il sole.

Florindo. Cara, mi consolate.

Rosaura. Io sono più consolata di voi. Queste chiavi mi danno il maggior piacere del mondo.

Florindo. Per qual motivo, mia cara?

Rosaura. Perchè con queste mi assicuro del vostro amore. (E con esse mi assicurerò forse di quel segreto, che mi fa vivere in una perpetua curiosità). (da sè, parte)