Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/49

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SCENA XIII.

Camera in casa di Pancrjizio. Pancrazio ed un Giovine.

Pancrazio. Dite a monsieur Rainmere, se vuol favorire di venire a bevere il tè ; e poi guardate se vi fosse più quel medico ; se vi è, che aspetti un poco, o che ritorni dopo pranzo.

Giovine. Sarà servita. (parte)

Pancrazio. Non sono mai stato in tanti impicci, in tanti affanni : si tratta del mio stato, della mia riputazione. Il bilancio che presto presto ho fatto (’) sopra i conti correnti, mi fa scoperto di diecimila ducati. Finalmente non è una gran somma : ma ciò non ostante, se non pago queste lettere, vanno in protesto, mi manca il credito, e per poco dovrò fallire. Conviene rimediarvi, se si può. Ecco qui l’ Olandese : egli mi può aiutare, ma egli è uomo delicato, ne so come contenermi.

SCENA XIV.

Monsieur Rainmere e detto; poi un GIOVINE. RaINMEJ^. Buon giorno, signor Pancrazio.

Pancrazio. Buon giorno, monsieur Rainmere. Perchè col cappello e col bastone?

Rainmere. Andava fuori di casa.

Pancrazio. Così a buon’ora ? A che fare ?

Rainmere. A fumare una pipa col capitano Corbrech.

Pancrazio. Non volete prima bever il tè?

Rainmere. Sì, beviamo il tè.

Pancrazio. Chi è di là?

Giovine. Signore.

Pancrazio. Dite che portino il tè.

Giovine. Il medico, signore, è andato via.

Pancrazio. Buon viaggio. Che portino il tè. (1) Pap.: ho fatto da me.