Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, IX.djvu/51

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Rainmere. Oh, signor (1) Pancrazio!

Pancrazio. Vi degnereste di casa mia?

Rainmere. Mi fate (2) onore.

Pancrazio. Mio figlio vi piacerebbe?

Rainmere. Questo ha da piacere a mia nipote.

Pancrazio. E se piacesse a lei, voi sareste contento?

Rainmere. Perdonate .... non sarei contento.

Pancrazio. No ? Per qual cagione ?

Rainmere. Perdonate.

Pancrazio. Dunque non istimate la mia casa?

Rainmere. Mi maraviglio. La darei a voi.

Pancrazio. E a mio figlio no?

Rainmere. No.

Pancrazio. Ma perchè a me sì, e a lui no?

Rainmere. Perdonate.

Pancrazio. Ditemi almeno il perchè.

Rainmere. Voi siete onest’uomo.

Pancrazio. E mio figlio?...

Rainmere. Perdonate, non è puntuale.

Pancrazio. Come lo potete dire?

Rainmere. Ho prestato a lui cento zecchini, e non me li ha restituiti.

Pancrazio. (Ah disgraziato !) (da se) Se egli non ve li ha restituiti, ve li restituirò io. Vi fidate di me?

Rainmere. Si (3).

Pancrazio. E se vi risolvete di concedere vostra nipote a mio figlio, la dote la riceverei io, e ne sarei il debitore.

Rainmere. Certamente.

Pancrazio. Dunque volete che facciamo questo matrimonio?

Rainmere. Perdonate.

Pancrazio. Ho capito. Non avete di me quella fede che dite d’a- vere. Non mi credete quell’ uomo onesto che sono. Voi mi adulate.

Rainmere. Signore, voi non mi conoscete. (1) Pap.: monsieuT. (2) Pap.: Monsieur, mi fate ecc. (3) Pap.: Sì, monsieur Pan- crazio.