Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/126

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Corallina. È del meglio che sia in cantina. Ai miei amici voglio dar di quel buono.

Arlecchino. Mah, vu sì fortunada, che servì un patron ricco : ma mi servo un maledetto spianta, povero e superbo.

Corallina. Ditemi, come vi tratta il signor Ottavio?

Arlecchino. E1 me dà tre piatanze al zorno.

Corallina. Tre pietanze? Non c’è male. In che consistono queste tre pietanze?

Arlecchino. Polenta, acqua e bastonade.

Corallina. Oh, il caro pazzo che siete!

Arlecchino. Alla vostra salute. (ieoe)

Corallina. Buon prò vi faccia. Qui almeno in casa del signor Pantalone si mangia a tutte le ore.

Arlecchino. Questa l’ è la rabbia del me padron. Che i altri magna, e lu no.

Corallina. E pure va egli ancora spesse volte a mangiare qua e là.

Arlecchino. Oh, se savessi perchè el ghe va !

Corallina. E per qual ragione va egli?

Arlecchino. No la poderessi mai immaginar.

Corallina. Ditemela dunque.

Arlecchino. El ghe va per la fame.

Corallina. Questa la sapevo da me.

Arlecchino. E mi mo savi per cossa che vegno qua?

Corallina. E voi per qual motivo?

Arlecchino. Per l’appetito. Alla vostra salute. (ieoe)

Corallina. Bravo ; sempre più mi piacete.

SCENA II.

Ottavio in abito succinto da campagna, e detti.

Ottavio. Che cosa fai qui? (ad Arlecchino, aiteralo)

Arlecchino. La compatissa ... alla so salute. (Acue)

Corallina. Serva di vossustrissima. (ad Ottavio)

Ottavio. Buon giorno, (a Corallina) Animo, levati di lì. (ad Arlecchino)

Arlecchino. Se la comanda anca eia ? (ad Ottavio