Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/141

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Rosaura. Eh ! capiterà.

Pantalone. Credeu che l’ abbia da capitar presto ?

Rosaura. Eh sì, signore, presto.

Pantalone. Saravelo fursi capita?

Rosaura. Potrebbe anch’ essere.

Pantalone. Brava ! Chi xelo, cara siora?

Rosaura. Spero non anderete in collera.

Pantalone. No, gnente affatto. Chi xelo!

Rosaura. Conoscete il signor Florindo ? ...

Pantalone. Lo cognosso.

Rosaura. Che vi pare di lui?

Pantalone. No ghe xe mal. Ma se poderia trovar meggio.

Rosaura. Non è forse un giovane proprio e civile? Non è da nostro pari?

Pantalone. Sì, xe vero ; ma el gh’ ha poche intrae, pochi bezzi ; e questi al dì d’ ancuo (’) i xe quei che se stima.

Rosaura. e vero, signore ; ma quando poi ...

SCENA XI.

Brighella e detti.

Brighella. Oh de casa ! Se poi vegnir ? (di dentro)

Pantalone. Chi è ? Vegnì avanti.

Brighella. Servitor umilissimo de vussustrissima.

Pantalone. Bondì sioria, cossa comandeu ?

Brighella. Illustrissima (2) padrona, ghe fazzo umilissima reverenza. (a Rosaura)

Rosaura. Vi riverisco.

Brighella. L’illustrissima siora Beatrice, mia padrona, manda a far riverenza all’illustrissimo sior Pantalea e all’illustrissima siora Rosaura ; la manda a veder come i sta de salute, se i ha dor- mido ben la scorsa notte, e la fa saper alle siorie loro illustris- sime, che adessadesso la sarà qua col sterzo, in compagnia (1) Oggi. (2) Zatta, qui e più sotto: luslrissima.