Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/145

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LA CASTALDA 135


ordinario. Lo vado lunsingando pei averlo a mia disposizione occorrendo; ma se trovo meglio, lo lascio. Fin che vive il signor Pantalone, se posso, voglio stare con lui e non voglio che si mariti. Se prendesse me, anderebbe bene; ma la castalda non la vorrà prendere; e poi non mi ha mai detto niente di ciò, non mi ha mai dato un menomo motivo di potermene lusingare. Mi fa delle finezze, ma non sono di quelle che dico io. Basta, tiriamo innanzi cosi. Solo lui, sola io, viva ancora un paio di anni, e m’impegno di fare la mia fortuna. Vero è, che per avanzare tutto per me, dovrei far tener di mano al padrone, ma se facessi così, mi renderei odiosa e sospetta a tutto il resto del mondo. Vo’ far il mio interesse con buona grazia; non voglio essere di quelle castalde che vogliono tutto per loro, ma di quelle più accorte, che sanno pelar la quaglia senza farla strillare.

Fine dell’Atto Primo.