Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/160

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Lelio. Lo giuro sulla purezza dell’ onor mio.

Pantalone. Quando gh’aveu parla?

Lelio. Poe’ anzi. Teste domina Beatrice.

Pantalone. Me consolo infinitamente.

Lelio. La esultazione vostra produce la giubbilazione dell’animo mio.

Pantalone. Sior Lelio, fazzo stima del vostro carattere ; ma verna che lassessi sto modo de parlar stravagante.

Lelio. Mi lascierò da voi condurre qual navicella errante dal suo prudente piloto.

Pantalone. Parlerò con mia nezza.

Lelio. Colla cinosura de’ miei pensieri.

Pantalone. Co mia nezza, ve digo....

Lelio. Coll’oroscopo delle mie fortune amorose.

Pantalone. Con quel che volè.

Lelio. Ed io anderò frattanto a porger voti a Cupido, che faccia volare rapidamente il tempo, e faccia splendere nel terzo cielo la bella stella di Venere, pronuba dei nostri fortunati imenei.

Pantalone. Mo dove diavolo troveu sti spropositazzi !

Lelio. Deh, mio amorosissimo suocero (’), non li chiamate con questo nome. Io, vedete, io ho sfiorato con un faticosissimo studio i più bei fiori del secolo oltrepassato.

Pantalone. E per questo....

Lelio. E per tanto Men vo dall’ idol mio... Intendami chi può, che m’ intend’ io. (parte

SCENA X.

Pantalone, poi Rosaura.

Pantalone. L’ è el più bel matto del mondo ; ma cossa importa ? El xe ricco, el xe nato ben ; el xe innamora de Rosaura, el la tol senza gnente ; el dise anca che la xe contenta. Co l’è cussi, perchè no ghe l’ oggio da dar ? (I) Distrazione goldoniana.