Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/162

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152 ATTO SECONDO

Rosaura. Caro signor zio, siete troppo avanzato....

Pantalone. Oh via, siora dottoressa, no me stè a seccar, che debotto mando a monte tutto, anca per vu.

Rosaura. No, no, signor zio. Maritatevi pure, fate benissimo.

Pantalone. Prima vu, e po mi.

SCENA XI.
Florindo I.

Florindo. (Mi farò vedere; Rosaura mi lascierà il campo di poter parlare). (da sè)

Rosaura. Venite avanti, signor Florindo.

Pantalone. Patron mio reverito.

Florindo. La riverisco divotamente. (a Pantalone)

Rosaura. Grazie al cielo, il mio signor zio è contento. (a Florindo)

Florindo. Gli avete voi parlato prima di me?

Rosaura. No; gli ho parlato dopo; ma mi ha detto ogni cosa.

Pantalone. Che discorso xe questo? Mi no lo capisso.

Florindo. Dunque, signore, siete voi contento...

Rosaura. Sì, vi dico, è contentissimo.

Pantalone. Mo de cossa?

Rosaura. Delle mie nozze parliamo.

Pantalone. Sior sì, l’ho promessa; son contento, la xe novizza. (a Florindo)

Florindo. Promessa a chi?

Pantalone. A sior Lelio.

Rosaura. Al signor Lelio? (a Pantalone, con sorpresa)

Pantalone. Mo a chi donca?

Rosaura. Non al signor Florindo?

Pantalone. Co sior Florindo mi non ho gnanca parla.

Rosaura. Non avete voi parlato con mio zio? (a Florindo)

Florindo. Veniva ora per parlargli.

Rosaura. Povera me! Di chi avete voi parlato sinora? (a Pantalone)