Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/164

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SCENA XIII.

Corallina e Pantalone.

Pantalone. Comparirne, cara fia ; se savessi....

Corallina. Signor Pantalone, quello che mi preme dirgli, è que- sto. La prego di darmi la mia buona licenza.

Pantalone. La vostra licenza? Per cossa?

Corallina. Perchè già credo che poco ancora potrò stare con lei ; onde, prima che abbia d’ andarmene con mala grazia, è meglio farlo a tempo e con proprietà.

Pantalone. Che novità xe questa ? Che morivo gh’ aveu de andar via de sta casa ? Ve tràttio mal ? Ve podeu lamentar de mi ?

Corallina. Sì, signore, mi posso giustamente lamentare di lei.

Pantalone. Mo perchè ? Cossa v’ oggio fatto ?

Corallina. Io non godo più la sua confidenza, a me non si sve- lano i suoi segreri. Si lavora sott’ acqua, si fanno gli accordi senza che io li sappia, per poi tutto ad un tratto darmi un calcio, e mandarmi fuor della porta.

Pantalone. Mi resto incanta, che me parie cussi. No v’ intendo ; no so cossa che voggiè dir.

Corallina. Sì, sì, finga pure di non capirmi. Intanto mi dia la mia licenza, che me ne voglio andare.

Pantalone. Sior no, no voi darve gnente, no voi che andè in nissun liogo ; e fin che vivo. Corallina ha da star con mi.

Corallina. Corallina, se voi vi maritate, non ci starà un momento.

Pantalone. Via ; se no volè che me marida, no me mariderò, gh’ averò pazenzia ; ma voggio che stè con mi.

Corallina. Signor padrone, vonei che mi diceste la verità.

Pantalone. No ve dirave una busia per tutto l’ oro del mondo.

Corallina. Con questa signora Beatrice, che ora è qui venuta, il signor Pantalone ha verun interesse?

Pantalone. Gnente affatto; la xe amiga de mia nezza (’). La xe vegnua a trovarla eia. Con mi no l’ ha da far né bezzo, né bagarin (2). (1) Nipote. (2) La dodicesima parte del soldo veneto: v. Boerio ecc.