Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/195

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Corallina. E sì me par che donn’Anna spazziza per el portego (I).

Ottavio. Chi è questa donn’Anna?

Corallina. Donn’Anna? La xe una sguattera de cusina. (Oh che martuffo !) (da sé, via)

Ottavio. Questo salame ha un odor che rapisce. Sarà perfettis- simo, e la gastalda lo dà a mangiare alla servitù. Poveri pa- droni ! Questi castaidi ci assassmano. Per me per altro è finita : m cinque o sei armi ho spacciato tutto il mio patrimonio, ed ora mi è mancato il potere, e mi è restata la volontà. Anch’ io una volta davo da mangiar a tutti, e ora non ne ho nem- meno per me. E pure è vero : quel salame e quel pane mi tirano fieramente la gola ; se non avessi vergogna ... Ma ver- gogna di chi? Non vi è nessuno. Presto, presto, due fette di s£ilame e un bicchierino di vino. Oh fame, fame ! Sei pur do- lorosa ! (mangia) Oh buono ! Non ho mangiato il meglio. Mah ! la fcune condisce tutte le vivande. Sentiamo questo vino, (versa e beoe) Oh prezioso ! Oh caro I (bevendo

SCENA IH.

Corallina e detto.

Corallina. Lustrissimo, bon prò ghe fazza.

Ottavio. ( Tosse) Maledetta tosse ! Quando mi prende la tosse, se non bevo, m’affogo.

Corallina. Ghe piaselo quel vin?

Ottavio. Oibò! E scellerato.

Corallina. E sì el xe del meggio che gh’ abbiemo in caneva.

Ottavio. Non ha che fare con quello della mia cantina.

Corallina. La compatissa, i m’ha dito che el so gh’ ha un di- fetto.

Ottavio. Qual difetto?

Corallina. Eh ! el xe un poco sutto.

Ottavio. Date qui la cioccolata. (I) Alludui alla fame: voi. II. p. 604.