Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/42

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32 ATTO PRIMO
Isabella.

(Sì, sì, borbotti pure). (da sé)
So qual rimedio alfine avran le mie sventure. (leggendo)

Bejart.

Olà, che cosa dici?

Isabella.

 Diceva la mia parte.

Moliere.

(Quella patetichina ha pure la grand’arte!) (da sé)

Bejart.

Con me le vostre parti ripasserete poi.

Isabella.

Quel che Molier m’insegna, non m’insegnate voi. (parte)

SCENA IV1.

Moliere e la Bejart.

Bejart.

Udiste l’insolente?

Moliere.

 Signora, perdonate.
Perchè di precettore la gloria or mi levate?

Bejart.

Eh, galantuom mio caro, i sensi di colei
Semplici non son tanto. Conosco voi, e lei.

Moliere.

Ma come! io non intendo...

Bejart.

 Vi parlerò più schietto.
Mia figlia voi guardate, mi par, con troppo affetto.

Moliere.

L’amai sin dalle fasce.

Bejart.

 È ver, ma è differente
Dal conversar passato, il conversar presente.

Moliere.

Allora io la baciava, ed era cosa onesta;
Adesso far nol posso: la differenza è questa.

Bejart.

Su via, se voi l’amate, svelatelo alla madre.

Moliere.

(Svelarlo non mi fido). (da sé) Io l’amo come padre.

Bejart.

Se con amor paterno la mia figliuola amate,
D’assicurar sua sorte dunque non ricusate.

Moliere.

Volete maritarla?

Bejart.

 È troppo giovinetta.

Moliere.

Anzi pel matrimonio è in un’età perfetta.
Ma che ho da far per lei?

Bejart.

 Amate esser suo padre?

  1. Nell’ed. Bett. è unita con la scena precedente.