Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/508

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eleggo morir vicina. Sarete soddisfatto. Sarà Beatrice contenta. Recatele la novella della mia morte. Conte mio, sposo barbaro, ecco eh io bevo ... (in atto di prendere la caraffa)

Ottavio. Ah no, fermate, Rosaura mia Vi domando per- dono Oimè .... conosco il fallo comprendo il torto ... Sposa, compatitemi per pietà.

Rosaura. Oh cielo ! E sarà vero che voi di cuor mi parliate ?

Ottavio. Ah! che mi sento mille furie in seno, che mi sbremano il cuore.

Rosaura. Deh calmatevi.

Ottavio. Odiatemi, che ben lo merito.

Rosaura. No, caro, vi amerò piucchè mai.

Ottavio. Sono un barbaro, sono un traditore.

Rosaura. No, siete il mio caro sposo.

Ottavio. Qual pena mi si conviene per un sì nero delitto?

Rosaura. Io vi darò la pena che meritate.

Ottavio. Sì, studiate la più crudele.

Rosaura. Abbandonate la conversazione di Beatrice.

Ottavio. Vada al diavolo. (1) Sì, lo conosco : ella è cagion di tutto. L’aborrirò, l’odierò in etemo.

Rosaura. Bastami che non l’ amiate.

Ottavio. Andiamo via di Montopoli.

Rosaura. Sì, ecco la maniera di non vederla mai più.

Ottavio. Perchè non s’ apre la terra, perchè non mi fulmina il cielo ?

Rosaura. Non date in questi trasporti (2).

Ottavio. Arrossisco in mirarvi.

Rosaura. Amatemi, e ciò mi basta.

Ottavio. Oh cielo ! Come scopriste voi il veleno ?

Rosaura. Il povero Brighella s’ insospettì, m’avvisò. Perdonategli per pietà.

Ottavio. Sì, cara, con tutto il cuore. Datemi la mano.

Rosaura. Eccola. (I) Bett. aggiunge: Maledetta. Cagion di tulio. S), lo conosco ecc. (2) Bett.: Oh Dio I Non date nelli trasporti.