Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/77

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

IL MOLIERE 67
Foresta.

 S’ei vi trova, vi storpia, vi flagella.

Pirlone.

S’è fatto l’impostore?

Foresta.

 Vi venga la rovella, (lo va spingendo)

Pirlone.

Vado. (Cotesti indegni han fatto l’Impostore?)
Ito in scena è il Tartuffo?1 Oimè! mi trema il cuore).

Foresta.

Cospetto! Cospettone!

Foresta.

 Parto; non m’insultate.
(Oh femmina mendace! Oh genti scellerate!) (parte)

SCENA III.

Foresta e poi Pirlone.

Foresta.

Se il popolo in teatro Pirlone ha rilevato,
Ei sarà per Parigi da tutti scorbacchiato.
Anch’io gli prestai fede, anch’io sedotta fui:
Valerio m’ha scoperti tutti gl'inganni sui.
Come! Ritorna indietro? Che novitade è questa?
Olà, che pretendete?

Pirlone.

 Per carità, Foresta,
Celatemi, vi prego, nel ripostiglio ancora.
(Oh plebe scellerata! Lo sdegno mi divora).

Foresta.

Signor, di che temete?

Pirlone.

 Il popolo briccone.
Appena mi ha veduto, gridò: Pirlon, Pirlone.

Foresta.

Ma io che posso farvi?

Pirlone.

 Finchè la notte avanza,
Lasciate ch'io mi chiuda entro l’angusta stanza.
Mi caccerei ben anche in una sepoltura.

Foresta.

Eh, che un uomo dabbene non dee sentir paura.

Pirlone.

Eccovi in questa borsa, Foresta, lire trenta;
Son vostre, se celarmi colà siete contenta.
Di notte, a lumi spenti, quando ciascun riposa,
Io parto, e voi avete la mancia generosa.

  1. Bett., Pap. ecc.: Sentii gridar Pirlone.