Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, X.djvu/179

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LA DONNA DI TESTA DEBOLE 173

Fausto. Il di lui servo ve la doveva recare.

Violante. So cosa deve essere. Egli mi fa la restituzione della copia del mio madrigale.

Fausto. Credo vi sia qualche cosa di più.

Violante. Che vuol dire?

Fausto. Una insolente satira contro di voi.

Violante. Contro di me una satira?

Fausto. Sì; vi divertirete.

Aurelia. (Quanto pagherei questa satira di vederla!) (da sè)

Violante. Voi come lo sapete?

Fausto. Lo so, perchè mi è stato narrato.

Violante. Una satira contro di me? Muoio di volontà di vederla. Chi l’ha fatta, s’aspetti una risposta che lo farà intisichire.

Fausto. No, donna Violante...

Aurelia. Eh sì, lasciate ch’ella risponda; vi va della sua riputazione.

Fausto. E voi, signora, la seducete?

Aurelia. Donna Violante non ha sì poco spirito per lasciarsi sedurre.

Violante. Io non sono un’ignorantella. So le mie convenienze; a chi mi ha scritto contro, voglio rendere pan per focaccia, come scrive il Boccaccio alla novella settantaotto.

Aurelia. Oh bravissima!

Fausto. Sempre più vi compiango.

Violante. Sempre più mi venite a noia. Donna Aurelia, vado via, perchè la bile mi ristringe l’esofago. Ma giuro al cielo, mi sfogherò. Don Fausto insolentissimo, nella satirica mia risposta vi saprò cacciare anche voi. (parte)

SCENA IX.

Donna Aurelia e don Fausto.

Fausto. Io mi darei al diavolo per queste sue maledettissime scioccherie.

Aurelia. Caro don Fausto, perchè volete irritarla? Non vedete che fate peggio?