Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, X.djvu/181

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

LA DONNA DI TESTA DEBOLE 175

Elvira. Mi rallegro con voi, don Fausto.

Fausto. Di che, signora?

Elvira. Vi sarete pacificato con donna Violante.

Fausto. Io non ho guerra con lei. Ma la mia sfortuna è assai grande.

Elvira. Il vostro merito dovrebbe esser meglio ricompensato.

Aurelia. Voi, donna Elvira, sareste una cosettina a proposito per don Fausto. Il vostro viso, la vostra grazia...

Elvira. Non mi fate arrossire.

Fausto. (Si può sentire di peggio? Adulazion maledetta!) (da sè)

Aurelia. Che dite, don Fausto, chi non s’innamorerebbe in quegli occhi?

Fausto. (Non posso più sofferirla). (da sè)

Elvira. Don Fausto non si degna nemmeno di rimirarmi.

Aurelia. Don Fausto ha della stima per voi.

Fausto. (Mi sento rodere; non posso più). (da sè) Signore, vi riverisco divotamente.

Elvira. Fuggite da me, signore?

Aurelia. Fugge, perchè si sente accendere...

Fausto. Fuggo, perchè soffrir non posso che una fanciulla onesta e civile sugli occhi miei si schernisca, si derida, si aduli, (parte)

SCENA XI.

Donna Elvira e donna Aurelia.

Elvira. Cosa intende dire don Fausto?

Aurelia. Perchè vi lodo, dice ch’io vi adulo; convien ben dire ch’egli vi creda brutta.

Elvira. Temerario! a me un tal disprezzo?

Aurelia. Vendicatevi, donna Elvira.

Elvira. Sì, lo farò.

Aurelia. Ma presto.

Elvira. Indegno! Chi mi loda, mi adula? Me la pagherà. (parte)

Aurelia. Oh che scena deliziosissima! Ho acquistata materia per trattenere tre o quattr’ore la conversazione di questa sera. (parte)