Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/127

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dove le reclute dovevan farsi, e tutti a un tratto dovevano unirsi uomini, armi, munizioni e denari. Frattanto il Signor Colonnello andava facendo cautamente le cariche del suo Reggimento. Mio Fratello doveva essere il primo Capitano, e forse forse qualche cosa di più, e la gran carica doveva conseguirla senza sborsare un soldo, poichè frattanto il Signor Colonnello mangiava alla mia tavola, e sulla fede delle gran rimesse che si aspettavano, esigeva da me di quando in quando l’occorrente per i bisogni suoi, e per quelli di qualche buona femmina sua dipendente. Io poi, a titolo di gratitudine, e per l’amore che concepito aveva verso di me, essere dovevo l’Auditore del magnifico Reggimento, con una paga di quindici zecchini il mese di certo, oltre i pingui avventizj che porta seco l’impiego.

La carica mia d’allora, onorifica al sommo, ma senza emolumento certo di sorta alcuna, mi fece porgere orecchio a chi mi offeriva miglior destino. Soggetti assai riguardevoli per nascita e per fortuna vidi, che al pari di me e forse più gli credevano.

Non ebbero altri esitanza a somministrargli somme molto maggiori per le sperate cariche militari, e Mercanti ancora sulla fede di varie firme riconosciute, s’impegnarono per il vestiario e per altro, di che venivano ricercati. Durò per sette mesi la favola, e quando, stanchi tutti di attendere l’ultima risoluzione, doveva questa comparire a consolazione comune, disparve il Colonnello, e tutti restarono nella stessa maniera impiegati. Io aveva forse sagrificato meno degli altri, ma lo stato mio ristrettissimo, reso anche peggiore dall’impegno del posto che sostenevo, mi fece risentire più dolorosa la piaga, e disperare il modo di medicarla. Era una bella consolazione per me vedermi accompagnato da sì bel numero di gente di buona fede, ed era un bel conforto per tutti il rammentarsi l’un l’altro i sigilli, le sottoscrizioni, le firme, accordando per gloria dell’impostore, che egli era espertissimo nell’imitazione dei caratteri e delle impronte. Ciò bastava per lusingarmi di non essere stato poi tanto semplice e malaccorto, ma non serviva per rimediare ai disordini ne’ quali ero incorso, e a dir la cosa come è, mi trovai rovinato, ne ciò sarebbemi certamente accaduto, se avessi