Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/193

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L'IMPOSTORE 185


Tenente. Ma questa gente che voi mi offerite, che uomini sono? Da chi ingaggiati? Da chi arrolati?

Brighella. Quel furbo d’Orazio, signor, l’ha fatt zo sta povera zente. El se finz capitanio, colonnello, l’inganna tutti; e siccome a sti poverazzi noi ghe dà da magnar, i ho speranza di mi de metterli in qualche hon reggimento, e i è tutti contenti, e no i vede l’ora de esser arroladi, e de poder tirar la so paga.

Tenente. Sono niente pratici dell’esercizio?

Brighella. Gh’ho insegnà mi qualcossa.

Tenente. Li uniremo con questi del mio distaccamento.

Brighella. La vederà che i ghe farà onor.

Tenente. E voi con questo merito potete sperare di essere ricompensato.

Brighella. La vede ben, i abiti solamente i val dei denari molti.

Tenente. Ecco il caporale che torna. Non v’ha nessun prigioniero. (Il caporale con li sei granatieri, come sopra, ritornano, usciti dall'osteria.)

Caporale. Signore, Orazio Sbocchia non è altrimenti nell’osteria. (al Tenente)

Brighella. Che el sia fuggido per l’altra porta?

Tenente. Se colui non si trova, perde il merito l’accusatore. Caporale, assicuratevi di Brighella: sia condotto là dentro, e custodito con sentinella a vista.

Brighella. Ma mi non ho colpa, signor...

Tenente. Tant’è, eseguite. (al caporale, il quale dai sei granatieri fa prendere in mezzo Brighella, e lo conducono nell’osteria.)

Brighella. L’ho fatta bella. Son cascà mi in te la fossa che ho scavà per el mio compagno. (entra nell’osteria fra i soldati)

Tenente. Vi è altra gente in quell’osteria? (al caporale)

Caporale. Vi sono dei soldati che vorrebbero venir con noi. Io non so che imbroglio sia...

Tenente. Conduceteli fuori, e si uniscano a questi nostri, quando essi mostrino desiderarlo.

Caporale. Farò il mio dovere. (entra nell'osteria)

Tenente. Pare difficile che uno sia fuggito senza intelligenza dell’altro. Tutti costoro sono sospetti, e devo bene assicurarmi