Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/289

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all’affetto mio si conviene, appagherò me stessa nel procurarvi un bene, a costo di sacrificar me medesima a quel tenero amore che a voi mi lega. Cara figlia, tu mi sei poco grata; ma io ti sarò sempre amorosa. (parte)

Laurina. Mi ha un poco mortificata; ma finalmente mi ha con- solata. Se mi vuol bene davvero, mi mariterà. Questa è una cosa ch’io desidero, e non so perchè. Se la desidero tanto, deve essere un bene, e se questo bene l’apprezzo, ancorchè poco io lo conosca, possedendolo sarò contenta, conoscendolo sarò felice; e posseduto ch’io l’abbia, mi averò almeno levata una violentissima curiosità. (parte

SCENA V.

Strada. Florindo solo. Ah! Pantalone mi ha rovinato. Sul momento di stabilire la mia fortuna, l’ha egli precipitata. Perduta ho una sposa amabile, un’eredità doviziosa, e quel ch’è peggio, la riputazione me- desima. Mille ducati ch’io doveva a quel mercante, ceduti da lui a quell’ardito di Pantalone, mi pongono in rovina, in di- scredito, in disperazione. Se io non riparo a questo, non mi rimetto mai più. Come mai potrebbe rimediarvisi?

SCENA VI.

Il Notaro e detto.

Notaro. Riverisco il signor Florindo.

Florindo. Ah signor notaro, altri che voi non mi potrebbe aiutare.

Notaro. Con lei, signore, sono assai sfortunato. Due volte sono stato in un giorno chiamato e licenziato senza conclusione veruna.

Florindo. Avete sentita la sfacciataggine di Pantalone?

Notaro. Certo poteva lasciar di venire in quella occasione. Per altro poi è cessionario di mille ducati...