Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/409

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TERENZIO 397

facesse recitare dai giovani dilettanti la Didone e il Siroe; e più tardi nel ’50, si lagnasse nel Teatro comico (A. III, sc. 3; cfr. anche il Frappatore, A. II, sc. 12) degli attori che guastavano i versi del poeta romano; e nel ’53 tanto si commovesse al vedere il nome del Metastasio tra gli associati all’edizione fiorentina delle sue commedie, che lo ringraziò per iscritto (v. a pag. 304); e nella dedica della Statira, tre anni dopo, alle nobilissime dame veneziane, proclamasse «inimitabile» l’autore dei melodrammi; e li leggesse in Francia all’augusta scolara Madama Elisabetta (Mémoires, P. III, c. 24); e in tarda vecchiezza, quand’era già morto il poeta cesareo, ripetesse in parte nelle Memorie le lodi prodigategli nella dedica del Terenzio (P. I, c. 41) e celebrasse la superba edizione delle sue opere, curata dal Pezzana a Parigi (P. III, e. 23). Del Metastasio accenneremo come nel ’53, non ostante l’amicizia per il Bettinelli di Venezia, primo stampatore riconosciuto dei suoi drammi, si associasse all’edizione di Firenze delle commedie goldoniane; e con quanta effusione, nel novembre di quell’anno medesimo, rispondesse da Vienna al Dottor veneziano:

«La gentilezza dell’impareggiabile signor Goldoni eguaglia la misura de’ felici suoi talenti, ed eccede considerabilmente quella del merito mio. Egli si reca a debito il diletto che ha saputo cagionarmi con le ingegnose e festive sue commedie. Lo compiango; se questo è debito, come potrà egli difendersi dalla folla de’ creditori? Ma senza rompermi il cervello fra questi calcoli di dare ed avere, io conto come acquisto da conservarsi gelosamente, a qualunque titolo ch’ei mi venga, quello della sua amicizia, e gli offro sinceramente in contraccambio la mia. — Il ciel mi guardi ch’egli soccomba alla tentazione di dedicarmi una delle sue leggiadre commedie: di questi incensi sono in possesso ab immemorabili i luminosi figli della fortuna fra’ quali, non so se per parzialità o per oltraggio, non è piaciuto alla Provvidenza di collocarmi; e provveduto, com’io sono, particolarmente su questo punto di somma rassegnazione, arrossirei troppo della taccia d’usurpatore. Se vuole onorarmi oltre misura e pienamente contentarmi, mi conservi il gentilissimo signor Goldoni l’offerto preziosissimo dono dell’amor suo, e mi somministri in contraccambio co’ suoi comandi le opportunità di dimostrargli la giusta e ossequiosa stima, con cui sono» (lett. dei 24 nov. 1753).

Nù è meno calorosa la lettera di ringraziamento scritta nel ’71 (30 die.) per il dono ricevuto del Bourru bienfaisant. - Notissima pure quella di risposta alla dedica del Terenzio, che ha la data degli 11 marzo 1758, da Vienna, e che qui riferiamo per solo comodo dei lettori: «Oh! che Dio vel perdoni, sig. Carlo riveritissimo, l’avete pur fatta malgrado tutte le mie rimostranze! Quale spinto seduttore vi ha mai persuaso a dedicarmi il vostro grazioso ed erudito Terenzio? Voi con questo incenso a me così poco dovuto, avete in primo luogo costretto un amico che vi ama sommamente e vi stima, a riflettere sulle rincrescevoli cagioni, per le quali ei sa di non meritarlo. In secondo luogo, con le tante e tante belle cose che vi è piaciuto dir di me nell’eloquentissima epistola dedicatoria, avete fornita la malignità d’un apparente pretesto, onde chiamare contraccambio o restituzione