Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/50

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44 ATTO SECONDO

            Madama. A me codesti torti?
            Conte.Farò quel che volete.
            Madama. Il diavol che vi porti. (parte)

SCENA V.

Il Conte, poi Targa.

            Conte.Oh vita di chi serve miserabile e trista!
            Ecco a servir le donne il premio che si acquista.
            Ma che farò?
            Targa.  Signore, ora ch’ella è partita,
            Tutta vi narrerò la cosa com’è ita:
            Son dieci braccia sole di guarnizion d’argento,
            Che fan della padrona l’affanno ed il tormento.
            Conte. Non altro?
            Targa.  Per comprarlo è ricorsa al manto,
            Ed ei con uno scherzo s’ha sciolto, e se n’è ito.
            Smania, delira e freme, e si è cacciata in testa,
            Che senza quel vestito non vuol ire alla festa.
            Conte. Targa, se si potesse porvi rimedio! Quanto
            Costa la guarnizione?
            Targa.  Dieci zecchini.
            Conte.  Tanto?
            Targa. Si è vista e si è pesata; da battere non c’è.
            (Ne voglio, se mi riesce, una porzion per me), (parte)
            Conte. Ma come far? sai pure ch’ella i regali sdegna.
            Targa. Quando una cosa preme, chi ha giudizio s’ingegna1.
            Conte. Non posso col marito pigliar tal confidenza.
            Targa. Troverò io il rimedio, se mi date licenza.
            Conte. Ma come?
            Targa.  Stanno in dubbio che il sarto abbia rubato.
            Dirò che fu l’argento dal sarto ritrovato.
            Con lui s'andrà d’accordo, e la maniera è questa
            Di far che abbia il vestito e veggasi alla festa.

  1. Guibert-Orgeas e Zatta: s’impegna.