Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/87

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IL FESTINO 81
Balestra.

 Può darsi che un avaro
S’incomodi a quest’ora, e contimi il denaro.
Ma lo vorrà per niente.

Conte.

 Si venda a precipizio.

Balestra.

(Donne, festini e giuoco fan perdere il giudizio).
(da sè, e parte)

SCENA II.

Il Conte, poi la Contessa.

Conte.

Son nell’impegno, e siamo al fin del carnovale.
Col tempo e coll’entrate rimedierò a ogni male.

Contessa.

Conte, mi permettete ch’io dicavi una cosa?

Conte.

Ditela, cuor gentile, anima generosa.
So quel che avete fatto, amabile Contessa.

Contessa.

Da chi vi è stato detto?

Conte.

 Da Doralice istessa.

Contessa.

(Dunque si va da lei). (da sè)

Conte.

 Dite quel che bramate.

Contessa.

Dove vel disse?

Conte.

 In casa.

Contessa.

 Dunque in sua casa andate.

Conte.

V'andai per un affare... l’andai per suo marito...
Per una informazione... ed anche per l’invito.

Contessa.

Quattro ragioni unite, che non stan bene insieme.

Conte.

Ma che vorreste dire?

Contessa.

 Si vede che vi preme.

Conte.

No davver, ve lo giuro...

Contessa.

 Basta, per or si taccia.
Direi un’altra cosa, ma temo vi dispiaccia.

Conte.

No, dite pur...

Contessa.

 Balestra... con lui non vi sdegnate.

Conte.

No, non mi sdegnerò; presto, via terminate.

Contessa.

M’ha detto dell’anello che avete...