Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XII.djvu/334

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Dottore. Una prima donna dove s’ha da ritrovarla? L’accidente mi ha fatto imbattere in un comico amico mio, che per essere stato vari mesi malato, trovasi qui colla moglie a spasso. Egli ve la offerisce per quello che può valere. Ho creduto bene di farla venir qui subito. Capiterà a momenti; vedremo che cosa è, e se ne valeremo al bisogno nostro.

Celio. Avete fatto benissimo.

Clarice. Le daremo il posto di prima donna.

Celio. Non signora, questo posto si è offerto a voi, e se voi lo ricusate, resterà indeciso per ora, e per tutto l’emno se occorre.

Clarice. Io vi tomo a dire, non lo voglio assolutamente. Argentina. Argentina. E qui una signora che non so chi sia.

Dottore. Sarà la donna di cui vi dissi. Una dorma che il caso mi ha fatto ritrovar senza impiego. Argentina. Salisce ora le scale. Voglia il cielo che riesca al bi- sogno nostro. Si è sparsa la voce della nostra perdita, e si senton cose che fanno raccapricciare. La gente dice che siamo rovinati, che non faremo niente; che la compagnia è disfatta, che non vedranno più Curcuma, Donna Rosimena, Donna Rosega (’), e che so io? Ho procurato di dire ad alcuni che il mondo non è finito per questo, ma la prevenzione è ostinata, e non v’è rimedio.

Dottore. Ecco la donna che viene. Facciamole animo, per amor del cielo.

Clarice. Sarò io la prima ad incoraggirla.

Anzola.

Anzola. Serva umilissima di lor signori.

Clarice. Serva sua. Favorisca. (tutti la salutano

Anzola. Perdonino. Son confusa veramente. Mi si offerisce un onor ch’io non merito. (I) Parti sostenute dal Gandini.