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308 ATTO TERZO

Mancavi una sol cosa per rendervi perfetta,

Che parlivi sincero col cuor mi si permetta:
Dal ceto delle donne assai vi distinguete,
Ma un poco come l’altre volubile voi siete.
Togliete questo solo difetto rimediabile,
Protestovi, signora, che voi siete adorabile. (parte)

SCENA VIII.

Donna Florida, poi don Flavio.

Florida. È vero, lo confesso, pur troppo sono avvezza

Gli affetti, le passioni, cangiar per debolezza.
A ragion mi riprende il cavalier gentile;
Soffro da’ labbri suoi la riprensione, umile.
Se mi vuol sua il destino, se mi fa sua la sorte,
Vedrà se amor io nutro di stabile consorte;
E se don Flavio istesso mi avrà compagna al fianco,
Fida sarò e costante al mio dover non manco.
Ah, che vederlo aspetto giungere a me dinante
Colla pupilla infranta, orribile in sembiante.
Ed io dovrò soffrire averlo per marito?
Flavio. Perfida! (a donna Florida)
Florida.  Oh dei! che miro?
Flavio.  Voi mi avete tradito.
Florida. Oimè, siete una larva, o il mio don Flavio istesso?
Flavio. Sì che don Flavio io sono, ma non più vostro adesso.
Florida. L’occhio...
Flavio.  Le mie pupille voi trafiggeste, ingrata,
Allor che per mio danno vi ho ingiustamente amata.
Non dei nemici il foco mi ha lacerato il volto,
Ma voi mi laceraste il cor nei lacci colto.
Ambe le luci ho ancora per scorgere dappresso
Di sposa ingannatrice il più orribile eccesso.