Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/70

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64 ATTO QUARTO

Marianna. E di lui, che ti pare?

Carolina.  Se fosse qualche mese,
Che avesse monsieur Guden soggiorno nel paese,
Giudicherei che fosse di voi appassionato.
Certo che, chi l’osserva, dirà ch’è innamorato.
Marianna. Com’io presi passione, (per confidarlo a te)
Non avrebbe potuto prenderla anch’ei per me?
Carolina. Certo, voi dite bene: vogliono che si dia
Quest’amore d’incontro, ovver di simpatia.
Marianna. Vedendolo sì afflitto, appresi a compatirlo.
Carolina. E ha del merito in fatti; il ver bisogna dirlo.
Marianna. Ma che pro s’io l’amassi? peggio per me saria.
Guarito, o non guarito, un giorno anderà via;
E se per compassione mi fossi innamorata,
Da chi sperar potrei d’esser compassionata?
Carolina. Io di voi avrò sempre tutta la compassione.
Marianna. Eh, vi vorrebbe altro, che tal consolazione!
No, no, meglio è troncare, pria che s’avanzi più:
A tal risoluzione consigliami anche tu.
Carolina. Sì, fate ben, signora; alfine è forastiere.
Lo zio di maritarvi non mostra aver piacere;
Scacciate sulle prime questa passion dal seno.
Marianna. Ah Carolina mia, solo in pensarvi io peno.
Carolina. Fate forza a voi stessa; il mal non è avanzato.
Marianna. Par ch’egli mi ami, e dicami che ho un cuor barbaro, ingrato.
Carolina. Sfuggite di vederlo.
Marianna.  Piacemi il di lui ciglio.
Carolina. Dunque perchè badate a chiedermi consiglio?
Marianna. Vorrei una ragione, che mi obbligasse a farlo.
Carolina. Sia la ragione il zio; sfuggite d’irritarlo.
Marianna. Non è mio padre alfine.
Carolina.  Ma seco lui vivete.
Marianna. Non è ragion che basti.
Carolina.  Fate quel che volete.