Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XV.djvu/147

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LO SPIRITO DI CONTRADIZIONE 139

Conte. Lodo la virtù vostra alla bontà sol usa;

Dal figlio contentatevi ricevere una scusa.
Rinaldo. Sì, moglie mia...
Dorotea.  No certo, tal cosa io non permetto.
Rinaldo. Scusateci, vi prego...
Dorotea.  Ecco, il fan per dispetto.
Sia nel ben, sia nel male, costumano così;
Basta ch’io dica un no, von sostenere un sì.
Conte. Ma via, signor Rinaldo, in ciò datevi pace.
Della disposizione s’appaga e si compiace.
La dama generosa si è di tutto scordato.
Vuol far vedere al mondo, che quel ch’è stato è stato.
Se gli altri la rispettano, ella per tutti ha stima,
E ad abbracciare il suocero vuol essere la prima.
Dorotea. Oh, questo no.
Rinaldo.  Vedete il bel temperamento?
Conte. Mi par di rilevare qual sia il sentimento.
Teme il signor Ferrante austero e sostenuto.
Per questo non si fida di rendergli un tributo.
Dorotea. Al suocero tributi? E chi è il signor Ferrante,
Ch’io m’abbia ad inchinare dinanzi alle sue piante?
È un principe? è un sovrano? di voi mi maraviglio.
Era indegno d’avermi per sposa di suo figlio.
Ho sofferto abbastanza in questa casa ingrata.
Son sazia, sono stanca di essere calpestata.
Dopo un insulto simile, il suocero sgarbato
Doveva risarcirmi senz’essere spronato.
Ora più non mi curo d’altra soddisfazione;
È tardi, ed ho fissato la mia risoluzione,
E voi di vostro padre mai più non mi parlate.(a Rinaldo)
Conte. Udite una parola... (a Dorotea)
Dorotea.  E voi non mi seccate.
(al Conte, e parte)