Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XV.djvu/247

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L'APATISTA 239

Paolino. (Ancora io non capisco l’idea del Cavaliere).

Conte. Veggo un gran bel cappone. Se ne potrebbe avere?
Paolino. Ala o coscia volete?
Conte.  Per verità non so,
Datemi l’una e l’altra, che dopo io sceglierò.
(gli dà mezzo cappone, ed ei se lo mangia)
Paolino. Comanda la Contessa?
Contessa.  Vorrei di quel tondino.
Cavaliere. Credo che sarà buono.
Conte.  Datene qui un pochino.
Cavaliere. Levategli il cappone. (al seroitore)
Conte.  Lasciate qui, non preme;
Mescolerem l’intingolo con il cappone insieme.
(mette tutto nel piatto)
Paolino. La dama ne ha richiesto, e voi non la servite?
(al Cavaliere)
Cavaliere. Voi trinciar principiaste, ed a trinciar seguite.
Paolino. Dunque, per obbedirvi... (vuol servir la Contessa)
Contessa.  No signore, obbligata.
Paolino. Voi da me ricusate?....
Contessa.  Più non ne voglio.
Paolino.  (Ingrata!)
(da sè, sospirando)
Cavaliere. Lo volete da me? (alla Contessa)
Contessa.  Non merto un tal onore.
Cavaliere. Sì, la mia Contessina, vi servirò di cuore.
(gli dà di quel tal piatto, ed ella lo riceve)
Paolino. (Tollerar più non posso). (da sè, smanioso)
Cavaliere.  Don Paolin s’adira.
(alla Contessa)
Contessa. Lo vedete, signore? Ei per amor sospira, (al Cavaliere)
Cavaliere. Sospiri pur; suo danno.
Paolino.  Ma perchè mai. Contessa?...
Conte. Datemi un pocolino di quella carne allessa.
(a don Paolino)