Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XV.djvu/36

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28 ATTO PRIMO

Fece a mio prò una pingue seconda genitura.

Al mestier della guerra, è ver, fui destinato,
Ma posso viver bene senz’essere avanzato.
Nè curo che si legga nella futura istoria:
Il cavaliere Ansaldo è morto per la gloria.
Fernando. Nipote, a un vostro pari meglio pensar conviene;
Degli uomini ben nati la gloria è il solo bene.
A voi ed al germano varia i pesi la sorte;
Voi servite alla guerra, egli fatica in corte.
L’una e l’altra incombenza, se si riflette, è uguale;
È il ben che ne deriva, proporzionato al male.
Della guerra i disagi sono pesanti, è vero.
Ma ha poi lunghi respiri il militar mestiero;
Ed il servire in corte, che par men faticoso,
Si rende con il tempo stucchevole e noioso.
Ancor nei vari stati proporzion si dà,
Chi ha moglie ha maggior comodi, chi è solo ha libertà;
E giudicar vi lascio, se rechi maggior pena
La privazion di sposa, o il don di una catena.
Cavaliere. Io vuò da me medesimo eleggere il mio stato.
Rinunzio a chi li apprezza i beni del soldato.
Posso anch’io da me stesso formare una famiglia.
Fernando. Sì, formatela pure; non già colla mia figlia.
Cavaliere. Lo so che destinate di darla a mio germano,
Ma ch’io lo vegga e taccia, vi lusingate invano.
Anch’io posso offerirvi senza arrossire un nodo;
Ed ho, se il ricusate, di vendicarmi il modo.
Fernando. Nipote, meno altero parlarmi io vi consiglio.
Cauto evitar pensate di perder il periglio.
Cavaliere. Amor mi rende ardito. Voi mi sprezzate a torto.
Da un zio, da un mio germano, gl’insulti io non sopporto.
Signor, perdon vi chiedo. Non manco al mio rispetto.
Vi sarà noto un giorno quel ch’ora chiudo in petto.
(parte)