Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XV.djvu/378

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
370 ATTO PRIMO

Ma seguendo il proverbio, suol dir chi ha buon cervello:

Non temo degli sbirri, se ho dalla mia il bargello.
Valentina. Dite ben; ma non voglio che possa questa gente
Presso al signor Fabrizio intaccarmi in niente1.
Morto il di lui fratello, questi, ch’è un uom dabbene,
Due figlie del fratello in casa sua mantiene;
Ed esse che non hanno del zio gran soggezione,
Vorrebbero disporre e farla da padrone.
Io che, cinqu’anni or sono, fui presa in questo loco
Per servir grossamente alla cucina e al foco,
Tanto del mio padrone mi guadagnai l’affetto,
Che giunsi a comandare io sola in questo tetto.
Per dare all’apparenza qualche colore esterno,
Il titolo mi diede di donna di governo;
Ma in sostanza il buon vecchio prese d’amor tal fetta,
Che adesso in questa casa io comando a bacchetta.
Baldissera. Tutto va ben; ma spiacemi che sia troppo amoroso
Con voi codesto vecchio.
Valentina.  Siete forse geloso?
Baldissera. Per dir la verità, son geloso un pochino.
Valentina. Affè, rider mi fate. Povero bambolino!
Di queste seccature son stata ognor nemica.
La gelosia, fratello, è una passione antica;
E chi di coltivarla ai nostri dì pretende,
Senza profìtto alcuno ridicolo si rende.
Passò, passò quel tempo, in cui per tal passione
Tenevansi le donne in aspra soggezione.
Ma allor quando le donne viveano in schiavitù,
Eran gli uomini almeno dabbene un poco più.
Non si vedean sì spesso in questo ed in quel loco
Andarsi a divertire alle taverne, al gioco.
Non si vedean lasciare de’ lor negozj il banco,
Per passeggiar la piazza colla signora al fianco.

  1. Ed. Zatta: di niente.