Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XV.djvu/405

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LA DONNA DI GOVERNO 397

Valentina. Guardate il grande arcano! Io dirò io primiera:

Là dentro in quella camera vi è il signor Baldissera.
Fabrizio. Come! un uom nascosto?
Valentina.  E ben, che male c’è?
Giuseppina. Non c’è male nessuno. Ella lo sa il perchè.
Valentina. Lo so, e lo sa egualmente anche il signor Fabrizio.
Fabrizio. Non so nulla. Il nasconderlo, so che un pessimo indizio.
Se di vostra sorella vuol essere consorte,
Perchè viene a celarsi qui dentro a queste porte?
Giuseppina. Sentite? lo fa credere sposo della sorella, (a Rosina)
Rosina. Par che per sè lo voglia.
Giuseppina.  Per sè, la sfacciatela.
Valentina. Piano, piano, signore, meco non tanto ardire;
Ch’io son chi sono alfine, e vi farò pentire.
Fabrizio. Come negar potete, se chiaro è il tradimento?
Valentina. Signor, con sua licenza. Ritorno in un momento.
(entra nella suddetta camera)

SCENA VI.
Fabrizio, Giuseppina e Rosina.

Fabrizio. Nipote, io son tradito. Nipote mia, son morto.

Vo’ che colei perisca, e che mi paghi il torto.
Giuseppina. Fidatevi, signore, di questa buona pelle. (ironico)
Rosina. Se non andaste in collera, ve ne direi di belle.
Fabrizio. Perfida, disgraziata. La vo’ scarnificare.
Voi quel briccon vedeste là dentro a rinserrare?
Rosina. Io, per dir quel ch’è vero, entrar non l’ho veduto.
Giuseppina. L’abbiam dall’altra parte nel parlar conosciuto.
Fabrizio. Nel parlar? con chi parla? con lui chi è rinserrato?
Giuseppina. Parierà da sua posta.
Rosina.  Pareva un disperato.
Fabrizio. Se vien, se mi risponde... l’ammazzo a dirittura.
Rosina. Ah per amor del cielo, non mi fate paura.