Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XV.djvu/409

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LA DONNA DI GOVERNO 401

Baldissera. Dateli a me, signore, che non saran mal dati.

(allungando la mano, e Fabrizio gli vede l’anello in dito)
Fabrizio. Come! che cosa vedo? L’anel che vi ho donato
Di Baldissera in dito? (a Valentina)
Valentina.  Signor, gliel’ho prestato.
Fabrizio. Perchè?
Valentina.  Perchè codeste due povere persone
Non avevan l’anello per far la sua funzione.
Felicita. (Gran diavolo costei!) (da sè)
Fabrizio.  Dunque perchè nel dito,
Invece della sposa, lo veggo del marito?
Valentina. Perchè avendo Felicita la man un po’ magretta,
La verga dell’anello le riesce un po’ larghetta.
Non è vero? (a Felicita)
Felicita.  È verissimo.
Fabrizio.  Se fatta è la funzione,
A voi di quell’anello può far restituzione.
Valentina. Lasciamo che Felicita lo porti un par di giorni,
Per farselo vedere almen ne’ suoi contorni.
Fabrizio. Se è largo, il perderà.
Valentina.  No, con un filo il cerchio
Restringere si puote ancora di soverchio.
Vorrei che lo vedessero certi parenti suoi.
Caro padron...
Fabrizio.  Lo tenga, se così piace a voi.
Eccovi i cento scudi... (alza la borsa)
Baldissera.  Grazie alla sua bontà.
(prende la borsa velocemente)
Fabrizio. È lesto. (a Valentina)
Valentina.  Compatire convien la povertà.
Fabrizio. Siatele buon marito. (a Baldissera)
  Siate una buona moglie.
(a Felicita)
Quando vi pare e piace, venite in queste soglie.
(a tutti due)