Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XV.djvu/41

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IL PADRE PER AMORE 33

Luigi. Perchè partir sì presto? perchè di voi privarci?

Placida. Perdonate, di grazia, non è la mia signora
Avvezza a trattenersi in pubblico a quest’ora.
Qui vien di molta gente, e vuol la convenienza
Ch’ella non sia veduta. Andiam. (a donna Isabella)
Isabella.  Con sua licenza.
(alti due, inchinandosi)
Fernando. Dove la condurrete? (a donna ’Placida)
Placida.  A lavorar, signore;
Andrà co’ suoi ricami contenta a passar l’ore.
A trapuntare è intenta candida tela e fina,
Che presentare in dono al genitor destina.
Fernando. Grato mi è l’amor vostro, ma un sì gentil ricamo
Veder più giustamente a collocare io bramo.
Offrite il bel lavoro, con animo amoroso,
Al duca don Luigi, ch’è giovane e ch’è sposo.
Siete di ciò contenta? (a donna Isabella)
Luigi.  Volete voi ch’io speri?
(a donna Isabella)
Placida. Ma su via, rispondete. (a donna Isabella)
Isabella.  Sì signor, volentieri. (parte)
Placida. Con licenza, signore. (inchinandosi per partire)
Fernando.  Di quel piacer ch’io godo
Nell’ammirar la figlia, la sua tutrice io lodo.
(a donna ’Placida)
Placida. Quella bontà di cuore grazia è del ciel soltanto.
Se buona è per natura, signor, non è mio vanto.
Ho fatto il dover mio, quanto ho potuto almeno;
E se ne abbiamo il frutto, il merto è del terreno, (parte)

SCENA VI.

Don Fernando e don Luigi.

Fernando. La povera mia sposa, prudente genitrice,

Dar non potea alla figlia miglior governatrice.
Luigi. Parmi civil, ben nata.