Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XV.djvu/513

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LA SPOSA SAGACE 505

Ma la cagion del dono, le circostanze e il come.

Moschino. Celami la cagione per cui ti fu donata.
Ma confidami almeno la man che te l’ha data.
Mariano. Che ci pensi un pochino: non so ben, se in rigore
Sia obbligato anche il nome celar del donatore.
Sai ch’io son delicato.
Moschino.  Ed io, se non lo sveli,
Penso che qualche inganno nel tuo mister si celi.
Mariano. Ma mi faresti dire delle bestialità.
Sono un uomo d’onore, e tutto il mondo il sa.
E il dato giuramento serbando fedelmente,
Quello che posso dire, dirò liberamente.
Ho avuto questa scatola, perchè in un matrimonio
Fatto segretamente servii di testimonio.
Moschino. Ora ti compatisco. Queste son quelle cose,
Che anche ai più cari amici deonsi tenere ascose.
Ho piacer della scatola. E il tabacco? È stupendo.
Ne piglio un’altra presa, e poscia te la rendo,
(prende tabacco osservando bene la scatola)
Oh cospetto di bacco! Marian, non ti stupire,
Se tutto il gran segreto son venuto a scoprire.
La scatola conosco, ho capito ogni cosa.
Dunque la padroncina segretamente è sposa?
Mariano. Come! non so niente; e prima di parlare,
Pria di mancar di fede, mi farei scorticare.
Dammi la tabacchiera. Ora mi scalderei.
Non ve ne son di simili? Non l’ho avuta da lei.
Moschino. Non ti scaldar, Mariano. Tu sei un uom da bene;
Ma a caso qualche volta nascon di queste scene.
Anche Lisetta istessa, che come te, ha giurato,
Senza voler parlare, l’arcano ha palesato.
E combinando insieme quel che da entrambi ho udito.
Donna Barbara è moglie, e il Conte è suo marito.
Ma sono un galantuomo, non dubitar di me.
Pria lo sapeste in due, or lo sappiamo in tre.