Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XV.djvu/52

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44 ATTO SECONDO

Marianna. (Misera me, che sento? Ah, mi tradì l’indegno.

Deggio tacer per ora, deggio frenar lo sdegno).
(da sè, in disparte)
Paolina. Ditemi, a queste nozze il Duca è violentato?
Beltrame. Oh, non signore, è bella, ed ei n’è innamorato.
Paolina. (Oh povera padrona!) Quando concluderanno
Questi loro sponsali?
Beltrame.  Prestissimo faranno.
Ella non vede l’ora, per quello che si dice;
E so che la sollecita la sua governatrice.
Paolina. La sposa non ha madre?
Beltrame.  No, le morì ch’è poco,
E certa donna Placida sta di sua madre in loco.
Paolina. Placida? (con maraviglia)
Beltrame.  Sì, signore. Ciò pur gli sembra strano?
Paolina. Codesta donna Placida ha il marito lontano?
Beltrame. Non sol da lei lontano di Placida è il marito.
Ma non sa s’egli viva, o pur s’ei sia perito.
Lo conosce, signore?
Paolina.  Dite, sapreste come
Chiamasi il di lei sposo?
Beltrame. So che Roberto ha nome.
Paolina. (Bellissima davvero! in modo inaspettato
Il capitan Roberto la moglie ha ritrovato).
Beltrame. Forse ha di lui notizia?
Paolina.  Sì, in Napoli si trova.
Beltrame. Cospetto! donna Placida giubilerà a tal nuova.
Dov’è? quando è venuto?
Paolina.  Di Napoli testè
Giunse ancor egli al porto, in compagnia di me.
Dall’Indie è ritornato, mi confidò ogni cosa,
E smania per trovare in Napoli la sposa.
Beltrame. Dove poss’io vederlo?
Paolina.  Ei stesso in questo loco.
Se attenderlo volete, ritornerà fra poco.