Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XV.djvu/523

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LA SPOSA SAGACE 515
SCENA X.
Moschino e detti.

Moschino. È in tavola, signori.

Petronilla.  Presto, presto, a mangiare.
(si alza, e si alzano tutti)
Conte. Permette ch’io la serva?
(offre la mano a donna Barbara)
Barbara.  Eh, lasciatemi stare, (mostrando di scacciarlo, gli stringe la mano.)
Policarpio. (Ma che figliuola ruvida!) (da sè)
Petronilla.  Andiam, meco venite.
(dà mano al Duca ed al Cavaliere)
Conte, per questa volta, non so che dir. Soffrite.
(parte col Duca ed il Cavaliere)
Conte. Almen per questa volta.
(offre la mano a donna Barbara)
Barbara.  Voi mi movete a sdegno.
Voglio andar da me sola.
Policarpio.  Puh! che testa di legno.
(a donna Barbara)
Barbara. Dite a me? (a don Policarpio)
Policarpio.  Dico a voi. Non si accetta un favore?
Barbara. Lo fo per ubbidire al signor genitore. (fa una riverenza a don Policarpio, e poi dà mano al Conte e parte con lui.)
Policarpio. Cosa ti par, Moschino, di questa mia ragazza?
Non par ch’ella sia nata da un birbone di piazza?
Moschino. Eh signore, è più furba di quel che voi credete.
Policarpio. Furba codesta sciocca?
Moschino.  Quel ch’io so, non sapete.
Policarpio. Narrami qualche cosa.