Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XV.djvu/531

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

LA SPOSA SAGACE 523

Policarpio.  Vi do la mano.

Duca. Signor, mi consolate.
Policarpio.  L’affare è bell’e fatto.
Stassera infra di noi si stenderà il contratto.
Per or non dite nulla. Io lo dirò alla sposa,
E quando sarà fatta, pubblicherem la cosa.
Duca. Basta che non si penetri per or da vostra moglie.
Policarpio. Io son, corpo di bacco, padrone in queste soglie.
Procurerò con lei salvar la convenienza;
Ma poi, se non le piace...
Duca.  Amico, con licenza
Vo, per non dar sospetto.
Policarpio.  Genero, vi saluto.
Duca. Offro tutto me stesso al suocero in tributo. (parte)

SCENA V.
Don Policarpio, poi donna Petronilla.

Policarpio. Non mi calcola un fico? Pazienza, già lo so.

Che meco si compiace di dir sempre di no.
Ma se per me da lei non posso sperar nulla,
Non vo’ che mi precipiti almen quella fanciulla.
Ho saputo ogni cosa senza sentir Moschino.
Mi dispiace d’avere gittato uno zecchino.
Mia figlia è fatta sposa, e se la moglie mia...
Petronilla. Serva, signor consorte.
Policarpio.  Bondì a vossignoria.
Petronilla. Favorisca d’andare di là, dalla figliuola.
Ci son quei cavalieri, non la lasciamo sola.
Policarpio. Perchè non ci sta ella?
Petronilla.  Perchè non son sì matta
A prendermi tal briga; ci pensi chi l’ha fatta.
Policarpio. Certo che chi l’ha fatta, o chi l’ha fatta fare.
Per lei un qualche giorno ci doverà pensare.