Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XV.djvu/539

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LA SPOSA SAGACE 531

Policarpio.  È il duca di Belfiore.

Barbara. Davver? (confusa)
Petronilla.  Che cosa dite?
(alzandosi impetuosamente contro di don Policarpio)
Policarpio.  Non lo doveva dire?
(a donna Petronilla, alzandosi)
Petronilla. Il duca di Belfiore? (a don Policarpio)
Policarpio.  Cosa vi fa stupire?
(a donna Petronilla)
Petronilla. Come! io ho donna Barbara al Cavalier concessa.
Ei la chiese in isposa, ed io gliel’ho promessa.
Policarpio. Oh, questa sì davvero è un’altra fanfaluca.
Non sarà una mezz’ora ch’io l’ho promessa al Duca.
Petronilla. E deve ad ogni costo valer la mia parola.
Policarpio. Ed io son nell’impegno di dar la mia figliuola.
Petronilla. Se non l’ha il Cavaliere, nascerà un precipizio.
Policarpio. Nasca quel che sa nascere, s’ha a far lo sposalizio.
Petronilla. Io son chi sono alfine.
Policarpio.  E son chi sono anch’io.
Petronilla. E ho dato la parola.
Policarpio.  E vi è l’impegno mio.
Barbara. Posso parlar, signori?
Policarpio.  Dite voi: chi vorreste?
(a donna Barbara)
Petronilla. A lei non si domanda. Che novità son queste?
(a don Policarpio)
Policarpio. Chi è quel che è qui venuto?... (a donna barbara)
Barbara.  Quando?
Policarpio.  Dov’è Moschino?
(guardando intorno)
Petronilla. Ho promesso, e son dama. (o don Policarpio)
Policarpio.  Ed io sono un facchino?
(a donna Petronilla)
Barbara. Signori, se parlare voi non mi contraddite,
Spero trovare il modo di terminar la lite.